Il Counsellor

La mia attività di Counselling consiste nella relazione d’aiuto attraverso il dialogo ed il confronto nelle situazioni di difficoltà soggettive di carattere relazionale, motivazionale, derivanti da stress, mancanza di consapevolezza, disagio comportamentale, ecc., ed ha per obiettivo il benessere della persona e la sua adeguatezza nella vita privata, lavorativa, sociale, affettiva, familiare, aziendale, ecc.

Nel caso di Counselling aziendale, è talvolta utile affiancare al Counselling l’attività di Coaching, una strategia di formazione che, partendo dall’unicità dell’individuo, si propone di operare un cambiamento, una trasformazione, che possa migliorare e amplificare le sue potenzialità per raggiungere obiettivi personali e in azienda, di team e manageriali.

Quante volte avvertiamo il bisogno di trovare una persona che ascolti i nostri problemi e ci aiuti a ritrovare la strada che cerchiamo di avere smarrito? Certamente si può ricorrere agli amici, tuttavia l’amico quasi sempre si limita a dare un consiglio ancora prima di averti ascoltato (un consiglio che magari non avevi chiesto), oppure esprime un giudizio che alla fine non ti fa molto piacere sentire. Ci sono quindi dei momenti in cui si sente il bisogno di ricorrere ad un aiuto professionale.

Ormai da qualche anno anche in Italia, come nel resto del mondo, esiste il Counselling, un’attività professionale che rientra nell’ambito delle relazioni d’aiuto rivolte alla persona, il cui obiettivo è il miglioramento della qualità di vita e del benessere del cliente.

Il Counselling offre uno spazio di ascolto e di riflessione, nel quale esplorare difficoltà relative a processi evolutivi, fasi di transizione e stati di crisi e rinforzare capacità di scelta o di cambiamento. Un momento di confusione esistenziale, difficoltà di relazione familiari, decisioni importanti e difficili da prendere nei vari ambiti e momenti della nostra esistenza, una perdita o un lutto da accettare ed elaborare, una separazione sentimentale, ecc. Sono questi alcuni dei tantissimi temi che trovano la loro naturale sede di esplorazione e rielaborazione nello studio di un Counsellor.

Il Counsellor, attraverso il dialogo, aiuta il cliente a trovare dentro di sé le risorse per risolvere il proprio problema, sostenendo i suoi punti di forza e rispettando le sue capacità di autodeterminazione, senza mai sostituirsi a lui nell’atto importantissimo di prendere la responsabilità di fare le proprie scelte. Quello del Counselling è un processo breve, che generalmente si risolve in un numero contenuto di colloqui la cui cadenza viene concordata con il cliente.

Il Counselling non agisce in ambito clinico, quindi non affronta stati di disturbo o di patologia mentale che sono di esclusiva pertinenza di psicoterapeuti e psichiatri. Pertanto il Counsellor non è uno psicologo, a meno che nella propria formazione pregressa non ne abbia conseguito il titolo a termini di legge, ma con questi professionisti può collaborare strettamente in casi particolari.

Il CNCP, Coordinamento Nazionale Counsellor Professionisti, come altre associazioni di categoria costituitesi in Italia, stabilisce e vigila sui livelli di formazione e competenza professionale che il Counsellor deve possedere per acquisire e mantenere nel tempo le prerogative per l’esercizio della professione.

Il Counsellor iscritto al CNCP è quindi un professionista della relazione d’aiuto che, oltre ad aver frequentato un corso di formazione almeno triennale e superato specifici esami, è tenuto alla formazione continua, sancita dall’acquisizione di crediti formativi annui, ed alla supervisione periodica attuata con Counsellor Formatori al fine di confrontare e verificare la correttezza e l’efficacia del proprio operato.

Accedere al Counselling è semplice: basta prendere un appuntamento: durante il primo colloquio si farà conoscenza, si stabilirà un clima di fiducia e si esplorerà la difficoltà portata dal cliente. Insieme poi si deciderà se intraprendere il percorso, che generalmente è di breve durata, e la frequenza degli incontri secondo le esigenze del cliente.

Il Counselling si basa sul colloquio e sul dialogo con il Cliente, ed ha come punti fondanti l’accettazione totale ed il non giudizio del cliente da parte del Counsellor, l’ascolto attivo, e la relazione di empatia.

Il Counselling è una “relazione d’aiuto”, professione non regolamentata, esercitata ai sensi della Legge n°4 del 14 gennaio 2013. Essa consiste nell’applicazione da parte del professionista di un insieme di tecniche, abilità e competenze tese a facilitare il Cliente nell’uso delle sue risorse personali, affinché questi possa trovare la soluzione per un problema che crea disagio esistenziale e per migliorare complessivamente la qualità della sua vita.

Lo scopo del Counselling è quello di offrire al Cliente l’opportunità di esplorare e riconoscere i propri schemi d’azione e di pensiero e aumentare il livello di consapevolezza, così da saper utilizzare al meglio le proprie risorse personali per gestirsi in modo efficace e raggiungere un maggiore benessere.
Il Counsellor opera nel campo della prevenzione della malattia e in quello della promozione della salute, così come intesa e definita dalla Carta di Ottawa nel 1986. Il Counsellor possiede competenze specifiche per la promozione del benessere dell’individuo e non esercita attività sanitarie.
Si rivolge a persone dotate di normali capacità cognitive e affettive, che presentano problemi temporanei che possono richiedere degli interventi d’aiuto a breve termine.
Alcuni esempi:
  • adolescenti con problemi legati alla crescita e allo sviluppo emotivo
  • coppie in difficoltà
  • mamme in attesa, neo mamme, neo papà alle prese con i nuovi compiti di accudimento del bambino
  • genitori con problemi legati al rapporto con i figli
  • coppie adottive in fase di avvio del loro percorso, o che attraversano periodi di crisi nella relazione col figlio
  • adulti che vivono situazioni di stress legati all’ambiente lavorativo
  • adulti che devono superare situazioni traumatiche legate a separazioni, lutti, malattie, perdita del lavoro
  • anziani che vivono con difficoltà la loro condizione esistenziale.
Che differenza c’è tra counselling e psicoterapia?
Il counselling non è una forma di psicoterapia o un intervento di cura sanitaria.
1) La psicoterapia si rivolge esclusivamente a persone che presentano una significativa sofferenza emotiva, legata a situazioni di patologia psichica. Richiede un lungo trattamento che punta alla ristrutturazione della personalità del paziente. Può essere svolta soltanto da psicoterapeuti abilitati alla professione clinica.
2) Il counselling, invece, si rivolge a persone disorientate da un problema contingente, che crea incertezza e/o turbate da naturali dinamiche evolutive legate al proprio percorso di crescita. Richiede un numero di incontri limitato, e lavora esclusivamente sul problema portato dal cliente, aiutando il soggetto a comprendere meglio le sue difficoltà e a trovare le risorse per superarle. Può essere svolto da counsellor professionisti, formati da appositi corsi triennali accreditati dal Coordinamento Nazionale Counsellor Professionisti.
Il riconoscimento della figura del Counsellor.
Non esiste un albo professionale dei counsellor, ma la formazione di questa figura è oggi tutelata da alcune Associazioni di categoria, che definiscono alcuni criteri per le Scuole e i corsi di specializzazione.
Il ruolo regolatore di queste Associazioni è stato formalmente riconosciuto dalla Legge n. 4 del 14 gennaio 2013 ( “Disposizioni in materia di professioni non organizzate”),
che all’art. 7 afferma:
Al fine di tutelare i consumatori e di garantire la trasparenza del mercato dei servizi professionali, le associazioni  professionali possono  rilasciare  ai  propri  iscritti, previe   le necessarie verifiche, sotto la responsabilità del proprio rappresentante legale, un’attestazione relativa:
    a) alla regolare iscrizione del professionista all’associazione;
    b) ai requisiti necessari alla partecipazione all’associazione stessa;
    c) agli standard qualitativi e di qualificazione professionale che gli iscritti sono tenuti a rispettare nell’esercizio dell’attivita’ professionale ai fini del mantenimento dell’iscrizione all’associazione;
    d) alle garanzie fornite dall’associazione  all’utente, tra cui l’attivazione dello sportello di cui all’art. 2, comma 4;
    e) all’eventuale  possesso della polizza assicurativa per la responsabilità professionale stipulata dal professionista;
    f) all’eventuale possesso da parte del professionista iscritto di una certificazione, rilasciata da un organismo accreditato, relativa alla conformità alla norma tecnica UNI.
Possibili aree di impiego del counsellor.
Famiglia:
  • Sostegno alla comunicazione di coppia
  • Mediazione
  • Sviluppo competenze genitoriali
  • Supporto alla famiglia e a tutti i soggetti affidatari
Contesto aziendale e lavorativo:
  • Superamento stress, burn out
  • Sostegno in caso di mobbing
  • Gestione conflitti
Scuola e Università:
  • Interventi sui problemi degli allievi (orientamento, difficoltà di apprendimento, problematiche relazionali e affettive, stati d’ansia…)
  • Sostegno e supervisione degli insegnanti
  • Accompagnamento processi di integrazione e intercultura.
 Contesto sanitario:
  • Prevenzione
  • Comunicazione di diagnosi
  • Sostegno in situazioni di crisi (dopo il trauma)
  • Fronteggiamento di gravi malattie
  • Accompagnamento in percorsi riabilitativi legati a situazioni di dipendenza o a disturbi del comportamento alimentare
  • Preparazione alla inabilità e alla morte
  • Prevenzione
  • Comunicazione di diagnosi
  • Sostegno in situazioni di crisi (dopo il trauma)
  • Fronteggiamento di gravi malattie
  • Accompagnamento in percorsi riabilitativi legati a situazioni di dipendenza o a disturbi del comportamento alimentare
  • Preparazione alla inabilità e alla morte
Assistenza sociale:
  • Aiuto nella soluzione di problemi pratici
  • Problemi di integrazione e intercultura
  • Formazione e supervisione volontari

Nel Counselling è fondamentale l’utilizzo delle domande poste dal Counsellor al Cliente per favorire il dialogo e comprendere a fondo la sua realtà. Esistono varie tipologie di domande:
-Domande generali per raccogliere informazioni (ad esempio: “Come è composta la sua famiglia?”)
-Domande per acuire la consapevolezza del cliente (ad esempio: “Che cosa sta accadendo dentro di lei proprio ora?”)
-Domande sulle scelte (ad esempio: “Quale scelta migliore avrebbe potuto fare quella volta? In quali altri modi potrebbe reagire?).
-Domande “del guru” (ad esempio: “Immagini per un minuto di essere un guru molto saggio e di poter consigliare una persona come lei. Che consiglio le darebbe?”).
-Domande mirate alla ricerca di eccezioni (ad esempio: “Quando è che non si arrabbia?” “Quando è che non mette in discussione sua moglie, il suo collega, ecc.?”)
-Domande che esagerano le conseguenze (ad esempio: Che cosa ha impedito il verificarsi di un disastro totale?; “Se avesse messo le mani addosso a quella persona il rapporto si sarebbe rotto definitivamente. E dopo come si sarebbe sentito?”).
-Domande orientate allo scopo (ad esempio: “Come vorrebbe che stessero le cose? Quando pensa a… riesce a identificare qualche obiettivo particolare?”)
-Domande che implicano un cambiamento (ad esempio: “Cosa è che è andato diversamente o meglio dell’ultima volta che ci siamo visti?”)
-Domande che mirano a comprendere gli argomenti più importanti per il Cliente (ad esempio: “Di tutte le cose di cui mi ha parlato quale è quella che le crea più disagio?”).
-Domande per Identificare il problema (ad esempio: “Vuole parlarmi del problema che intende affrontare con me?” “Che cosa di tale problema la preoccupa di più?)”
-Domande che servono a capire come il soggetto si vive, come si rappresenta il problema a livello emotivo e somatico e come lo descrive sul piano cognitivo (ad esempio: “Come si sente quando…?” “Quali sono i suoi stati d’animo? “Cosa avverte a livello fisico nel momento del disagio?” “Vuole descrivere l’ultima volta che le è capitato?”)
-Domande utili a comprendere il dialogo interno (ad esempio: “Cosa dice a se’ stesso prima di sentirsi a disagio?” “Che cosa dice a sé stesso dopo che ciò è accaduto?” “Ci sono pensieri o immagini che sopraggiungono dopo che si intensifica o diminuisce lo stato di disagio?”
-Domande relative al comportamento ed alla situazione (ad esempio: “Come ha cercato di far fronte al problema fino ad ora?” “Quali abilità sta mettendo in atto per risolverlo?” “Cosa è stato efficace e cosa non lo è stato?” “Perché desidera cambiare?” “Da quanto tempo è presente questo problema?” “Quante volte accade?” “Con quale intensità e durata?” “In che modo questo problema interferisce con le sue abituali attività?” “Può riferirmi in quali situazioni e in che modo vorrebbe comportarsi diversamente?”.